OSA

Ordine di Sant' Agostino

"Anima una et cor unum in Deum!" (Regula)

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Pensiero di Sant'Agostino
La giustizia è un bene che non solo nessuno possiede male, ma nessuno può possederla se non l’ama.
(Ep. 153, 6.26)
Trascendi il corpo e comincia a gustare l’anima; trascendi anche l’anima e arriva a gustare Dio.
(In Io. Ev. 20, 11)
Il timore è schiavo, la carità è libera; così che possiamo anche dire: il timore è lo schiavo della carità.
(Sermo 156, 13.14)
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Natale 2013

Cari Confratelli e Consorelle,

la celebrazione annuale del Santo Natale rappresenta un'opportunità per mettermi in contatto con voi tutti ed inviarvi i miei più sentiti auguri assieme ad un sincero abbraccio fraterno. Rivolgendovi le parole di Sant'Agostino vi dico: “Esultate, giusti: è il Natale di colui che giustifica. Esultate, deboli e malati: è il Natale del Salvatore. Esultate, prigionieri: è il Natale del Redentore. Esultate, schiavi: è il Natale del Signore. Esultate, liberi: è il Natale del Liberatore. Esultate, voi tutti cristiani: è il Natale di Cristo” (Discorso 184,2).

Desidero, al tempo stesso, condividere con voi alcune semplici riflessioni che nascono dalla mia esperienza personale, per quanto breve, come servitore dell'Ordine nella carità, riflessioni che, tra le altre cose, possono aiutarci a leggere i diversi messaggi e documenti del CGO 2013 che vi arriveranno a breve.

Ho avuto modo di visitare alcune circoscrizioni, di entrare in contatto con altre istituzioni religiose e, soprattutto, di partecipare alla 82ª Assemblea dell'Unione dei Superiori Generali (USG), che si è tenuta presso il Salesianum di Roma, dal 27 al 29 novembre. Al termine dell'Assemblea, il sabato mattina, abbiamo avuto un incontro con il Papa in Vaticano, incontro che non è stato limitato ad una normale udienza, ma che al contrario - su richiesta del Papa stesso - si è protratto per tutta la mattinata, con il Santo Padre che ha risposto in modo fraterno alle domande dei superiori, ha raccontato alcuni aneddoti personali e testimonianze della propria esperienza pastorale e ci ha comunicato che l'anno 2015 sarà dedicato alla Vita Consacrata.

Nel corso dell'incontro Papa Francesco ha ricordato che la formazione si basa su quattro pilastri: spirituale, intellettuale, comunitario e apostolico. In primo luogo la formazione spirituale, affinché la nostra vita parli chiaramente di Dio. "Non si possono riempire i seminari sulla base di qualunque tipo di motivazione, tanto meno se queste sono legate ad insicurezza affettiva, a ri­cerca di forme di potere, gloria umana o benes­sere economico" (Evangelii gaudium, 107). La formazione intellettuale, per rendere possibile il dialogo con il mondo contemporaneo, perché la fede e la ragione avanzino di pari passo in un mondo nuovo e entrino in dialogo con tutte le culture. "Si tratta dell’incontro tra la fede, la ragione e le scienze, che mira a sviluppare un nuovo discorso sulla credibilità, un’apologetica originale che aiuti a creare le disposizioni per­ché il Vangelo sia ascoltato da tutti" (Evangelii gaudium, 132). La formazione comunitaria, perché, se Gesù è venuto nel mondo per ricomporre ciò che era diviso e “per riunire insieme i figli di Dio che erano dispersi” (Gv 11,52), è evidente che la comunione rappresenta il senso ultimo e centrale della missione di Cristo: una comunione che, partendo dai suoi (cfr. Gv 17,20-23), va molto al di là della propria cerchia, arrivando ad includere gli uomini e le donne di tutti i tempi. Di fatto: "Il kerygma possiede un contenuto ineludi­bilmente sociale: nel cuore stesso del Vangelo vi sono la vita comunitaria e l’impegno con gli altri. Il contenuto del primo annuncio ha un’immedia­ta ripercussione morale il cui centro è la carità" (Evangelii Gaudium 177)

Infine, la formazione apostolica per una Chiesa chiamata ad “una nuova uscita missionaria” (Evangelii gaudium, 20) perché “L'attività missionaria «rappresenta, ancor oggi, la massima sfida per la Chiesa» e «la causa missionaria deve essere la prima»” (Evangelii gaudium, 15).

Poggiandosi su questi quattro solidi pilastri formativi, i religiosi “Sono uomini e donne che possono svegliare il mondo. La vita consacrata è profezia. Dio ci chiede di uscire dal nido che ci contiene ed essere inviati nelle frontiere del mondo, evitando la tentazione di addomesticarle. Questo è il modo più concreto di imitare il Signore”.

Alcune delle idee espresse dal Papa costituiscono già parte integrante del testo che - dopo essere stato elaborato nel corso del Capitolo generale intermedio del 2010 tenutosi nelle Filippine, paese che di recente ha subìto gli effetti devastanti di un terribile terremoto e di un tifone - è stato approvato nel settembre scorso in occasione del Capitolo generale 2013. “L’attenzione ad una applicazione più ampia del valore agostiniano dell’unità e della comunione ci sembra uno sviluppo naturale della maggiore consapevolezza delle implicazioni della nostra professione religiosa che è fatta, sempre, al Priore Generale, e accompagnata allo stesso tempo dall’affiliazione a una particolare provincia o vicariato. Questa riflessione è emersa anche dai positivi risultati che abbiamo visto scaturire negli ultimi anni dalle iniziative di collaborazione tra un certo numero di circoscrizioni dell’Ordine, come anche dal bisogno di considerare impegnative occasioni di collaborazione in altre aree. Desideriamo incoraggiare ad ogni livello, all'interno delle varie dimensioni e strutture della nostra vita religiosa, i doni dell’unità e della comunione in modo da sperimentare più profondamente la ricchezza della nostra spiritualità ed essere strumenti e testimoni più efficaci di questi beni nella Chiesa e nella società“ (L'unità dell'Ordine a servizio del Vangelo, 7).

La mappa della presenza dell'Ordine nel mondo è oggi assai più ampia che in passato e dunque siamo chiamati ad essere fermento e testimonianza di comunione e di unità. “La stessa vita fraterna è profezia in atto nel contesto di una società che, talvolta senza rendersene conto, ha un profondo anelito ad una fraternità senza frontiere” (Vita Consecrata, 85). Se, come agostiniani, non faremo di questo un impegno personale e comunitario, non soddisferemo una delle esigenze fondamentali del nostro carisma.

È opportuno a questo punto rileggere l'osservazione, piena di saggezza e di pregnanza, che il beato Giovanni Paolo II rivolse ai partecipanti al Capitolo generale del 1995: “Un problema comune al vostro e ad altri Ordini che hanno alle spalle molti secoli di storia, è quello della collaborazione all’interno dell’istituto tra i diversi organismi che lo compongono. La struttura giuridica, antica e venerabile, non sempre è in tutto adatta alla mobilità ed alle altre caratteristiche dei tempi nuovi. Ciò non manca talvolta di avere conseguenze negative sull’efficienza apostolica ed anche sulla vitalità stessa dell’impegno religioso. Sono certo che il bene della Chiesa e dell’Ordine sarà sempre per voi il principale criterio di discernimento, qualora si riveli necessario qualche sacrificio o la rinuncia a qualche diritto acquisito, per aumentare l’incisività dell’azione apostolica o per adottare strutture o attività finora non previste dalla prassi ordinaria”. (Discorso di Giovanni Paolo II, 23 settembre 1995, n. 4). (L'unità dell'Ordine a servizio del Vangelo, 30).

È possibile dimostrare che i progetti più audaci e con maggior forza evangelizzatrice che l'Ordine porta avanti sono quelli che si poggiano sulla collaborazione di diverse circoscrizioni. Laddove vi è unità vi è anche vita, mentre dove regna l'individualismo e manca il senso della comunità non si percepisce il carisma agostiniano né si trovano segni del Vangelo. “Perciò - afferma Papa Francesco nella sua ultima esortazione apostolica - mi fa tanto male riscontrare come in alcune comunità cristiane, e persino tra persone consacrate, si dia spazio a diverse forme di odio, divisione, calunnia, diffamazione, vendetta, gelosia, desiderio di imporre le proprie idee a qualsiasi costo, fino a persecuzioni che sembrano una implacabile caccia alle streghe. Chi vogliamo evangelizzare con questi comportamenti?” (Evangelii gaudium 100).

“La crisi dell'impegno comunitario” è il titolo del secondo capitolo di questo importante documento, nel quale il Papa traccia il cammino della nuova evangelizzazione. Sebbene il contenuto si riferisca a temi come l'economia, le inequità che generano esclusione e violenza e le diverse forme di scontro tra i popoli, possiamo senz'altro avvicinare questo testo alla nostra vita e confessare con umiltà l'indebolimento del senso di appartenenza e la mancanza di passione per la comunità: due atteggiamenti che logorano i princìpi fondamentali e conducono al disincanto e ad un pessimismo sterile. Come esclama Papa Francesco in una frase che potremmo considerare la parola d'ordine per tutti i seguaci di Agostino: “Non lasciamoci rubare la comunità!” (Evangelii gaudium, 92).

Ho chiesto che tutti i superiori dell'Ordine si riuniscano a Roma, nel mese di giugno del prossimo anno, per ridiscutere l'Ordine al di là dei confini delle nostre attuali province. Perché sia possibile farlo in buona fede, ognuno di noi deve riconsiderare i limiti e i confini che esistono all'interno delle nostre comunità e delle nostre circoscrizioni. Dobbiamo prepararci per una vita nuova esaminando le modalità con cui viviamo e mettiamo in atto concretamente i quattro pilastri della formazione. Solo in questo modo potremo tener davvero fede al dono dell'impegno comunitario, al nostro dono di profezia nei confronti di nuovi popoli e nuove terre.

Nel segno profondo del Natale, invito voi tutti ad assumervi, al cospetto del Bambino Gesù, il compito di “prenderci cura dei più fragili della Terra” (Evangelii gaudium, 209). Sant'Agostino diceva ai suoi fedeli: “Ecco, per benevola disposizione di Dio, siamo ormai in inverno. Pensate ai poveri, come dobbiate vestire Cristo nudo (…) Ciascuno di voi aspetta di accogliere Cristo che siede nel cielo. Guardate lui mentre giace sotto i portici, guardatelo affamato, infreddolito, povero, pellegrino” (Discorso 25,8). Il Natale è l'occasione per recuperare la freschezza originale del Vangelo e della spiritualità agostiniana, per ricordare che “il Figlio di Dio, nella sua incarnazione, ci ha invitato alla rivoluzione della tenerezza” (Evangelii gaudium, 88), ad essere persone che pregano e lavorano, che leggono e approfondiscono la Parola, che trasmettono speranza e dedicano la propria vita alla missione.

Invito pertanto voi tutti a partecipare al mistero e all'allegria del Natale assieme a Maria, Madre del Vangelo Vivente, “l’amica sempre attenta perché non venga a mancare il vino nella nostra vita” (Evangelii gaudium, 286).

A voi tutti i miei più sinceri auguri, le mie preghiere e il mio abbraccio fraterno.

Alejandro

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