OSA

Ordine di Sant' Agostino

"Anima una et cor unum in Deum!" (Regula)

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Pensiero di Sant'Agostino
Chi ama veramente la pace ama anche i nemici della pace.
(Serm. 357, 1)
Con la sua morte, l'unico sacrificio assolutamente vero offerto per noi, tutto ciò che c'era in noi di colpevole... egli ha pulito, abolito, estinto.
(De Trin. 4, 13, 17)
Se la madre Chiesa chiedesse i vostri servigi, non assumeteli per brama di salire in alto, né rifiutateli spinti dal dolce far nulla.
(Ep. 48, 1-2)
Luoghi

L’UNITA’ DELL’ORDINE A SERVIZIO DEL VANGELO

Roma, 18 ottobre 2010
Prot. 187/10

A TUTTI I FRATELLI DELL’ORDINE

Cari Fratelli,
come sapete, nel mese di settembre di quest'anno l'Ordine ha celebrato il Capitolo Generale Intermedio nelle Filippine...
Una parte significativa del tempo dei delegati è stata dedicata allo studio e ad un ulteriore sviluppo dell'instrumentum laboris dal titolo: "L'unità dell'Ordine a servizio del Vangelo". Come frutto dei decreti capitolari, la commissione per la redazione finale del testo ha preparato e presentato la versione del Documento che state ricevendo insieme a questa lettera. Come indica lo stesso documento , questo è ancora un documento in elaborazione. È chiaro desiderio del Capitolo che tutti i membri dell'Ordine abbiano un ruolo attivo nell'offrire i loro contributi su questo stesso tema, e che in ogni comunità il documento sia utilizzato come base per la riflessione e il dialogo. Alla fine del documento troverete sei domande per la discussione che possono essere un utile strumento per le comunità. Non è comunque intenzione del Capitolo restringere o limitare la conversazione ai punti proposti dalle domande.
È responsabilità dei Superiori Maggiori coordinare questo processo in ogni comunità delle loro circoscrizioni. Il documento potrebbe essere usato, per esempio, come riferimento per alcuni giorni di ritiro, o come parte del vostro capitolo mensile. Vi chiediamo che le riflessioni o le risposte provenienti dalle comunità locali, siano inviate ai rispettivi Superiori Maggiori, i quali a loro volta le invieranno alla Segreteria dell'Ordine (segreteria@osacuria.org). Inviteremo anche le Monache Agostiniane Contemplative a partecipare a questa riflessione, dato che anch'esse appartengono all'Ordine. Una volta che avremo ricevuto le risposte da tutte le circoscrizioni dell'Ordine, sarà redatto un documento finale, che sarà presentato al prossimo Capitolo Generale Ordinario.
Grazie per la vostra partecipazione a questo processo e per il vostro costante impegno perché il carisma vivente Agostiniano sia una significativa via di evangelizzazione. Vi assicuro la mia preghiera e la mia disponibilità per voi e per il vostro ministero.
Fraternamente
P. Robert F. Prevost O.S.A.
Priore Generale

L’UNITA’ DELL’ORDINE A SERVIZIO DEL VANGELO

1. Durante gli ultimi quarant’anni a partire dal Capitolo Generale Speciale tenuto a Villanova nel 1968, l’Ordine ha compiuto un grande progresso nel rispondere alle indicazioni del Concilio Vaticano II riguardo il rinnovamento della vita religiosa attraverso: la sequela di Cristo, il costante ritorno alle fonti e allo spirito originario dell’Ordine, la partecipazione alla vita della Chiesa, l'adattamento alle mutate condizioni dei nostri tempi, il rinnovamento spirituale.(Perfectae Caritatis, 2). Attraverso il lavoro compiuto nei vari Capitoli Generali e Provinciali, attraverso lo sviluppo di vari Istituti e Programmi di rinnovamento, la ricerca fatta da esperti, la pubblicazione di studi, conferenze e simposi in molte nazioni dell’Ordine, e “come risultato di una seria riflessione su questa tema negli ultimi decenni, l’Ordine è arrivato al consenso circa l’identità agostiniana, riconoscendo l’unità e complementarietà della ricca eredità della spiritualità di Agostino e della sua concezione della vita consacrata…” (Documento del Capitolo Generale Ordinario 2007, 1.2).
2. L'impegno nel processo di rinnovamento richiesto dalla Chiesa agli Istituti Religiosi, ci ha permesso di riscoprire e ridefinire i principi della nostra spiritualità agostiniana a beneficio della vita dei nostri membri, delle nostre circoscrizioni e dell’intero Ordine, oltre che dell’intera Chiesa. In questo processo di rinnovamento l’Ordine ha composto e raccolto una notevole documentazione sul nostro carisma, la nostra spiritualità, la nostra storia, la vita e le opere di molti nostri membri; è stata rinnovata la nostra legislazione e, dove necessario, sono state create nuove strutture legali per andare incontro alle mutate condizioni e ai bisogni odierni.
3. A 42 anni di distanza, ormai, dal Capitolo Generale di Rinnovamento possiamo essere soddisfatti e grati a Dio e a molti nostri confratelli che ci hanno permesso di entrare nel ventunesimo secolo con un accresciuto apprezzamento per il dono della nostra eredità agostiniana. Questa, però, non è un’eredità che possediamo come un patrimonio personale da proteggere con gelosia e ancor meno da lasciare sugli scaffali delle nostre biblioteche, ma è piuttosto un tesoro da vivere e da condividere con molti. Allo stesso tempo dobbiamo riconoscere le domande sempre nuove che il mondo, la Chiesa e la stessa vita religiosa ci presentano ogni giorno, in modo da poter continuare ad andare avanti con speranza, impegno e creatività, secondo la nostra identità e il carisma dell’Ordine.

I. LA COMUNIONE E LA COMUNITÁ

"La comunità dei credenti aveva un cuore solo e un’anima sola” Atti 4,32
4. Tra i vari temi di importanza fondamentale per tutti noi, continuamente messi in luce in questi ultimi anni e ancora oggi al centro della vita dell’Ordine, vorremmo sottolineare ciò che S.Agostino descrive come “lo scopo principale per cui ci siamo radunati: vivere insieme nella nostra casa e avere un’anima sola e un solo cuore protesi verso Dio.” (Regola I, 3). Questo è il tema che desideriamo proporre ancora una volta a tutti i nostri confratelli in questo momento della nostra storia, in modo che, tenendo fermo questo scopo essenziale della vita religiosa agostiniana, saremo sempre chiari sul motivo fondamentale del “costruire la nostra casa” per affrontare con determinazione, creatività e speranza gli impegni, le opportunità e gli ostacoli che abbiamo davanti.
5. L’Ordine ha già posto notevole attenzione al tema dell’unità riguardo al costruire e alimentare le relazioni particolarmente nelle comunità locali. Il Capitolo Generale Intermedio del 1974 trattò estesamente questo tema e fece un appello profetico all’Ordine quando scrisse: “Il Capitolo è convinto che se noi Agostiniani non raggiungiamo un rinnovamento della vita comune, basato sul Nuovo Testamento e lo spirito di S. Agostino, tutti gli altri nostri problemi (crisi delle vocazioni, crisi di identità, problemi di apostolato, ecc.) non possono essere risolti, e non riusciremo ad avere una nuova vitalità nel nostro Ordine” (Documento del Capitolo Generale Intermedio 1974, capitolo III, n. 64). L’allora Priore Generale, Theodore Tack, in una conferenza del novembre 1974, meno di due mesi dopo il Capitolo di Dublino, portò questo tema ad un nuovo livello quando disse: “…costruire la comunità agostiniana locale non è cosa di secondaria importanza. É veramente il primo apostolato che deve riguardare ciascun agostiniano senza eccezioni. In altre parole, la comunità in sé è un apostolato di primo ordine, veramente è il nostro primo apostolato.(“La comunità agostiniana e l’apostolato”, in Vivere liberi sotto la grazia, 1979, p. 146).
6. Negli anni successivi, e fino ad oggi, l’Ordine si è impegnato in un considerevole sforzo di riflessione e discussione sulle conseguenze di queste dichiarazioni sia per la strutturazione della vita comune sia in relazione ai vari ministeri.
7. Vorremmo ora trattare questo stesso tema, in quanto esso tocca la più ampia piattaforma delle circoscrizioni, delle regioni e, in modo speciale, di tutto l’Ordine. L’attenzione ad una applicazione più ampia del valore agostiniano dell’unità e della comunione ci sembra uno sviluppo naturale della maggiore consapevolezza delle implicazioni della nostra professione religiosa che è fatta, sempre, al Priore Generale, e accompagnata allo stesso tempo dall’affiliazione a una particolare provincia o vicariato. Questa riflessione è emersa anche dai positivi risultati che abbiamo visto scaturire negli ultimi anni dalle iniziative di collaborazione tra un certo numero di circoscrizioni dell’Ordine, come anche dal bisogno di considerare impegnative occasioni di collaborazione in altre aree. Desideriamo incoraggiare ad ogni livello, all'interno delle varie dimensioni e strutture della nostra vita religiosa, i doni dell’unità e della comunione in modo da sperimentare più profondamente la ricchezza della nostra spiritualità ed essere strumenti e testimoni più efficaci di questi beni nella Chiesa e nella società.
8. Proprio perché l’Ordine ha già prodotto una ricca sintesi di idee e proposte riguardo al tema dell’unità e della comunione di vita, desideriamo attingere da questa sorgente sia a livello personale che comunitario mentre ci muoviamo in avanti, cercando di costruire quanto abbiamo cominciato e trovare nuove e più efficaci strade per raggiungere quello che abbiamo indicato come il nostro “scopo principale”.
9. Diciotto anni fa l’allora Priore Generale, Miguel Angel Orcasitas, scrisse all’Ordine alla vigilia del Capitolo Generale Intermedio del 1992, celebrato in Brasile, indicando la chiara direzione che l’Ordine aveva già intrapreso da qualche tempo sulla base dell'ampia riflessione svolta al suo interno.
"La comunione come valore e la comunità come struttura costituiscono con­temporaneamente il nostro ideale di vita e il punto di partenza della nostra mis­sione nella Chiesa e nel mondo. Per noi agostiniani questi sono aspetti ai quali non possiamo rinunciare, e punti fermi di riferimento che illuminano la visione attuale e il cammino futuro dell'Ordine. La Chiesa è la comunione in Cristo. L'Ordine è la comunione di fratelli in un cuor solo e un'anima sola protesi verso Dio. La società anela alla solidarietà della comunione umana. Dal cammino che l'Ordine ha fatto in questi ultimi venti anni e da tutti i documenti che ha prodotto risulta chiaro che la comunione e la comunità costituiscono la via che l'Ordine ha indicato a se stesso per il suo avvenire (enfasi aggiunta), come propria identità. Percorrerla con decisione, coraggio e autenticità è indispensabile come garanzia di identità chiara e di obiettivo sicuro." (Lettera a tutti I fratelli dell'Ordine, in preparazione al Capitolo Generale Intermedio 1992, Sao Paolo, n. 6).
10. Queste parole, che affermiamo e ripetiamo con tutto il cuore, offrono il punto di partenza per la nostra riflessione in questo Capitolo del 2010. Coscienti di aver cercato negli ultimi anni di seguire il cammino suddetto, oggi siamo però chiamati a intensificare i nostri sforzi per trovare nuovi ed efficaci percorsi per vivere ed esprimere la nostra comunione come Ordine.
11. Vale inoltre la pena notare che questo progetto o programma di comunione, ovviamente radicato nella spiritualità agostiniana, risuona anche nella teologia della Chiesa e della vita religiosa in generale:
“Esperti nella comunione, i religiosi sono, perciò, chiamati ad essere una comunità ecclesiale nella Chiesa e nel mondo, testimoni e architetti del piano di unità che è il punto cruciale della storia umana nel disegno di Dio” (Religiosi e promozione umana, 24).

II. LE NOSTRE RADICI

“In modo che siano tutti una cosa sola” Gv 17.20
12. Nel primo capitolo delle Costituzioni ci viene ricordato che la nostra identità come Ordine scaturisce da tre fonti: Sant’Agostino, le nostre radici eremitiche, e il movimento mendicante. Riguardo quest’ultimo elemento le Costituzioni spiegano:
"La nostra configurazione mendicante conferisce all’Ordine delle caratteristiche peculiari: una struttura centralizzata sotto il Priore Generale, che è il segno e il vincolo di unità dell’Ordine, nelle cui mani i singoli emettono la professione religiosa; la facoltà di servizio non ristretta a limitazioni geografiche, ma disponibile dovunque chiama la necessità della Chiesa e dell’Ordine; l’amore allo studio orientato all’evangelizzazione della cultura attuale; la pratica di vita che sia segno di sobrietà e solidarietà. Tutto questo ci permette di essere al servizio della società, convivendo con essa e proponendo uno stile di vita caratterizzato dalla fraternità" (Cost. n.9)
13. In occasione dei 750 anni dei due documenti papali che confermarono la Piccola Unione degli Eremiti di Toscana nel 1244, P. Orcasitas invitò l’Ordine ad una maggiore consapevolezza della sua tradizione mendicante, proprio per trovare oggi, in essa, i mezzi per una maggiore efficacia nella nostra vita e nel nostro lavoro. Egli scrisse della nostra natura come comunità universale:
"Ricordiamo in questo anniversario gli altri aspetti che ci hanno dato vita come Ordine nella Chiesa e che possono essere ancor oggi una chiave della nostra vitalità. La forza della prima unione è un invito a crescere nella nostra coscienza collettiva come Ordine, giacché dalla nostra capacità per renderlo operante dipende in gran parte il nostro futuro e la nostra capacità di servizio alla Chiesa. La fedeltà alla nostra ispirazione originaria ci interpella in questi nostri tempi sul senso di universalità, che per tanti secoli ha coltivato l’Ordine, rendendolo capace di superare le barriere provinciali per intraprendere iniziative comuni"(enfasi aggiunta). (750 Anni al servizio della Chiesa: Lettera ai fratelli dell'Ordine in occasione del 750º anniversario della fondazione giuridica dell’Ordine, Roma, 16 Dicembre, 1993).
14. Nel già citato Capitolo Generale Intermedio del 1974 i nostri confratelli riconoscevano l’importanza del carattere internazionale dell’Ordine nel proporre alla comunità umana valide e preziose alternative ad alcune delle minacce all’umana dignità presenti oggi nel mondo. Il documento del Capitolo, ampiamente noto come il “Documento di Dublino”, ci presentava il ricordo come anche l’impegno preso proprio a partire dalla nostra “natura universale”, per essere veri testimoni di unità.
"Ma come la Comunità locale possiede un valore in se stessa che è l'ideale di fraternità attinto alla vita e all'insegnamento di s. Agostino, così la Comunità internazionale ha in sé lo stesso valore. E come la Comunità locale si propone di stabilire il regno di Dio in questo mondo e di incrementare con la propria testimonianza di fraternità la fraternità tra gli uomini, così pure l'Ordine, vivendo la tradizione comunitaria che procede dall'insegnamento di s. Agostino dovrebbe porsi al servizio dell'umanità per testimoniare e promuovere lo spirito di fraternità tra gli uomini. Il richiamo a questa fraternità in Cristo è anche un richiamo alla liberazione dai grandi mali del mondo di oggi: ingiustizia sociale, discriminazione razziale, nazionalismo, disuguaglianza di possibilità derivante dalla esistenza di gruppi privilegiati, l'insuccesso nella equa distribuzione dei beni materiali derivante dall'eccessiva ricchezza da parte di alcuni e dall'estrema miseria di altri." (Capitolo Generale Intermedio 1974, Dublino, n. 81)
15. Nel suo discorso indirizzato ai membri del Capitolo Generale Ordinario del 1971, solo pochi anni dopo la redazione delle Costituzioni dell’Ordine avvenuta nel Capitolo Generale Speciale del 1968, papa Paolo VI ha sottolineato l'universale dimensione del nostro carisma dell’unità quando ha detto: "Infatti per voi la comunione di vita non è solo uno di tanti aiuti alla vita conventuale (comune), ma obiettivo per il quale dovete impegnarvi giorno per giorno... Allora è chiaro, che all’inizio della vostra Regola uno trova queste parole: ‘Sopratutto vivete insieme in armonia e abbiate una sola anima e un sol cuore protesi verso Dio’. Questo non si riferisce solo a una casa, ma alla struttura intera dell’Ordine. Di conseguenza, ogni fratello, le comunità e le Province devono avere la convinzione, che il vostro Istituto non progredisce separando, ma unendo le sue forze." (Roma, 20 Settembre 1971).
16. Ancora una volta, comunque, vediamo che questo tema, che per noi agostiniani è un tratto distintivo, trova risonanza anche nella Chiesa che ha reclamato per se stessa un’importante aspetto dell’ecclesiologia agostiniana.
"Il desiderio di unità e di partecipazione che emerge nel mondo è una delle voci dello Spirito, che ci arrivano dal cuore stesso della vita. Questa nuova sensibilità ha il suo riflesso anche nella Chiesa. Il Concilio Vaticano II ha recuperato l'ecclesiologia della comunione, le immagini del Corpo di Cristo, del Popolo di Dio, del Cristo totale. Una ecclesiologia di inconfondibile impronta agostiniana. Per noi agostiniani, quindi, vivere questa teologia significa mettere in uguale evidenza il principio dell'unità e quello di un legittimo pluralismo. In concreto, parlare di comunione, di corpo o di popolo, significa affermare l'unità e la diversità e, allo stesso tempo, riconoscere la partecipazione, la corresponsabilità, il dialogo, il decentramento, la sussidiarietà." (Agostiniani nella Chiesa per il mondo di oggi, IGC 1998, Villanova, II, 28).

III. LA CHIAMATA AD ESSERE UN SEGNO PROFETICO

“Perché il mondo possa credere” Gv 17,21
18. La Chiesa non solo chiede agli Ordini Religiosi e ai Movimenti di essere fedeli alla loro specifica identità e di condividere i loro particolari carismi per la costruzione dell’intero Corpo di Cristo, ma li chiama anche ad apprezzare le loro specifiche vocazioni come segni e messaggeri, promotori e costruttori di quella comunione di vita che è un’impronta dell’intera Chiesa, per volontà di Gesù stesso: “Prego non solo per loro, ma anche per quelli che crederanno in me per la loro parola, in modo che tutti siano uno, come tu, Padre, sei in me ed Io in te, che siano anche essi in noi, perché il mondo possa credere che tu mi hai mandato” (Gv 17,20-21).
19. Se crediamo che la nostra scelta della vita religiosa sia semplicemente un’opzione personale per trovare una sistemazione adeguata ai nostri bisogni umani oppure un contesto adatto al nostro ministero, l’imperativo evangelico, come anche la lunga tradizione della Chiesa, per non parlare della nostra eredità agostiniana, ci faranno velocemente desistere da una tale convinzione.
“La comunità religiosa, nella sua struttura, nelle sue motivazioni e valori distintivi, rende pubblicamente visibile e continuamente percepibile il dono della fraternità dato da Cristo all’intera Chiesa. Per questa ragione, ha come proprio impegno e missione, che non può essere abbandonato, sia essere che essere vista come un organismo vivente di intensa comunione fraterna, segno e stimolo per tutti i battezzati... La vita fraterna in comunità, come espressione dell’unione effettuata dall’amore di Dio, oltre ad essere una testimonianza essenziale per l’evangelizzazione, ha anche grande significato per l’attività apostolica e per il suo scopo ultimo. É da ciò che la comunione fraterna della comunità religiosa deriva il proprio vigore come segno e strumento. Infatti, la comunione fraterna è l’inizio e il fine dell’apostolato.” (La vita fraterna in comunità, 1994, intr. 2b, 2d)
20. La Chiesa pone davanti ai religiosi questo invito, o meglio, in realtà, un vero e proprio mandato. La comunione fraterna è posta non come qualcosa di supplementare, ma piuttosto come propria e necessaria alla vera natura della vocazione religiosa. La Chiesa insiste a tal punto su questa dimensione profetica della vita religiosa che vale la pena citare un altro brano del summenzionato documento della Congregazione per gli Istituti di vita consacrata e le Società di vita apostolica:
"...nella varietà delle sue forme, la vita fraterna in comune è sempre apparsa come una radicalizzazione del comune spirito fraterno che unisce tutti i cristiani. La comunità religiosa è manifestazione visibile della comunione che fonda la Chiesa e insieme profezia dell'unità alla quale tende come sua meta finale. ... Innanzitutto, con la professione dei consigli evangelici, che libera da ogni impedimento il fervore della carità, essi divengono comunitariamente segno profetico dell'intima unione con Dio sommamente amato. Inoltre, per la quotidiana esperienza di una comunione di vita, di preghiera e di apostolato, quale componente essenziale e distintiva della loro forma di vita consacrata, si fanno 'segno di comunione fraterna'. Testimoniano infatti, in un mondo spesso così profondamente diviso e di fronte a tutti i loro fratelli nella fede, la capacità di comunione dei beni, dell'affetto fraterno, del progetto di vita e di attività, che loro proviene dall'aver accolto l'invito a seguire più liberamente e più da vicino Cristo Signore, inviato dal Padre affinché, primogenito tra molti fratelli, istituisse, nel dono del suo Spirito, una nuova comunione fraterna". (La Vita Fraterna in Comunità, I, 10).
21. Il Papa Giovanni Paolo II ha ripreso esplicitamente questo tema della testimonianza profetica nella sua Esortazione apostolica Vita Consacrata nel 1996. "Nel nostro mondo, dove sembrano spesso smarrite le tracce di Dio, si rende urgente una forte testimonianza profetica da parte delle persone consacrate... La stessa vita fraterna è profetica nel contesto di una società che, talvolta senza rendersene conto, ha un profondo anelito ad una fraternità senza frontiere". (Vita Consecrata, 85)

IV. LA COLLABORAZIONE NELL’ORDINE

“Tutti i credenti stavano insieme e avevano ogni cosa in comune” Atti 2,44
22. Come notato in precedenza, i temi dell’unità, comunione, collaborazione non sono affatto nuovi per noi. Tutto questo è esistito dai primi giorni della nostra storia ed essi sono profondamente radicati nella nostra spiritualità ed espressi nei documenti fondamentali dell’Ordine. A partire da essi abbiamo riesaminato molti dei nostri valori di base, quali il significato della povertà evangelica e la condivisione dei beni, la qualità della vita comune, e la grandezza e le strutture delle comunità locali e delle circoscrizioni. Negli ultimi anni inoltre abbiamo potuto notare un accresciuto apprezzamento e un’espressione vissuta di questi valori, insieme a un più urgente bisogno e desiderio di un’ancora maggiore loro applicazione. Nel suo messaggio inaugurale ai membri del Capitolo Generale Intermedio del 1992 in Brasile, il Priore Generale attirò l’attenzione al riguardo sia sui risultati raggiunti che sui bisogni:
"La collaborazione è stata un’altra delle idee motrici dell’ultimo Capitolo Generale (1989). Possiamo congratularci del crescente spirito di collaborazione che esiste tra di noi. L’Ordine comprende bene che per poter intraprendere alcune iniziative e per coprire le necessità fondamentali dei piccoli gruppi è imprescindibile la collaborazione interprovinciale e internazionale, che suppone una miglior amministrazione delle nostre risorse umane ed economiche. D’altronde, la relazione interprovinciale ed internazionale forma parte costitutiva della realtà del nostro Ordine fin dalle sue origini storiche, anche se non sempre è stata messa in pratica... L’Ordine ha bisogno di una maggior interrelazione e di raggiungere un maggior livello di collaborazione sia con il Consiglio Generale che tra le stesse Province. L’isolamento delle nostre rispettive circoscrizioni è una delle cause principali della nostra debolezza." (Allocuzione inaugurale del Priore Generale, Capitolo Generale Intermedio 1992).
23. Gli stessi membri del Capitolo affermarono questa posizione e la espressero nella loro comunicazione all’intero Ordine con la seguente proposizione:
Occorre incrementare il senso di appartenenza (enfasi originale) all'Ordine nella sua universalità, e di fierezza nel sentirsi agostiniani per riuscire a superare il provincialismo ed il nazionalismo e rivitalizzare l'Ordine stesso. (II, 2).
24. La domanda che dobbiamo continuamente porci a livello individuale, locale e circoscrizionale, in risposta a queste dichiarazioni, è stata molto ben articolata circa vent’anni prima nel Documento di Dublino.
"Ogni Provincia ed ogni Comunità locale dovrebbe continuamente chiedersi come sta cercando in concreto di portare avanti questo carattere internazionale nella propria vita e ministero. Per mezzo della nostra vita secondo lo spirito del nostro Fondatore e del messaggio di Cristo dobbiamo dare un esempio luminoso e reale di come questa fraternità sia possibile anche a livello internazionale fra gli uomini... (III, 82).
25. I segni di mutua cooperazione già raggiunti, che scaturiscono sia dal nostro “sentirci-Ordine” che dalle richieste del nostro lavoro, sono molti e significativi. Abbiamo bisogno solo di elencare alcune delle associazioni, che sono venute alla luce nelle varie zone del mondo agostiniano negli ultimi decenni, per ricordare a noi stessi le scelte positive che abbiamo fatto:
A.F.A. - La Federazione Agostiniana Africana, composta dalle circoscrizioni della Famiglia Agostiniana.
A.P.A.C. - La Conferenza Agostiniana del Pacifico e dell’Asia, composta dagli agostiniani e dalle agostiniane dell’Asia e dell’area dell’Oceano Pacifico.
F.A.BRA - La Federazione degli Agostiniani del Brasile, che unisce varie Congregazioni che seguono la Regola di S. Agostino.
F.A.E. - La Federazione degli Agostiniani di Spagna, composta da agostiniani e agostiniane.
O.A.L.A. - L’Organizzazione degli Agostiniani dell’America Latina, che include tutte le circoscrizioni dei frati in America Latina.
OSA.A.P. - Unione dell’Ordine di S. Agostino in Asia e nel Pacifico, solo dei frati.
OAE - Organizzazione degli Agostiniani d’Europa, composta dalle varie circoscrizioni dei frati in Europa.
NACAP - La Conferenza Nordamericana delle Province Agostiniane.
26. In aggiunta, possiamo citare l’esempio delle tre circoscrizioni del Brasile che hanno recentemente formato una Federazione giuridica, unendo gli sforzi delle varie circoscrizioni che lavorano in quel paese e con la prospettiva di giungere alla Provincia Agostiniana del Brasile. Le quattro province del Nord America stanno facendo dei passi che potrebbero portare ad una Federazione giuridica. L’ultimo capitolo generale Ordinario (2007) ha approvato non meno di quattro proposizioni che incoraggiano ed invitano specifiche circoscrizioni a prendere in esame o a continuare a lavorare per l’unificazione o una maggiore collaborazione (cf. P-21, P-22, P-23, P-25).
27. Questi, naturalmente, non sono gli unici esempi o le uniche forme di cooperazione e comunione che esistono nell’Ordine. Ci sono anche il Segretariato di Giustizia e Pace e le varie Commissioni Internazionali dell’Ordine, che riuniscono frati di varie circoscrizioni, regioni e culture per discutere, pianificare, far conoscere e gestire programmi e attività per il bene dell’intero Ordine; ci sono i vari fondi economici dell’Ordine, gestiti sotto la direzione del Consiglio Generale, con i quali viene più facilmente offerta assistenza finanziaria alle circoscrizioni bisognose; ci sono, e da molto tempo, soprattutto iniziative nei territori di missione che si avvalgono della collaborazione di due o più circoscrizioni; ci sono la condivisione di personale tra le circoscrizioni e il contributo di frati di un certo numero di circoscrizioni per iniziative che dipendono direttamente dal Consiglio Generale.

V. NUOVE SFIDE PER L’OGGI E PER IL DOMANI

"In quei giorni effonderò il mio Spirito ed essi profeteranno" Atti 2, 18
28. Le Costituzioni dell'Ordine dicono in modo diretto e chiaro che l'unità e la comunione hanno un posto centrale nella nostra spiritualità. Leggiamo ad esempio:
"La comunità è l’asse portante, intorno al quale si articola la vita religiosa agostiniana: comunità di fratelli che vivono unanimi nella casa, uniti in una sola anima e in un sol cuore, cercando insieme Dio, e aperti al servizio della Chiesa (n.26) ... La comunità non è solo la casa dove si vive o la circoscrizione a cui si appartiene, ma la nostra famiglia è lo stesso Ordine. Come tale, l'Istituzione ed i fratelli sappiano di essere chiamati al servizio della Chiesa Universale (n.8)... La comunità agostiniana é chiamata ad essere segno profetico nel mondo, divenendo, con la sua vita fraterna, fonte di comunione e motivo di speranza. (n.33) ... Una comunicazione sincera è un fattore umano essenziale per la vita fraterna nella comunità. Oltre ai rapporti all’interno della Comunitá locale, si promuova la comunicazione all’interno della Circoscrizione e dell’Ordine. Bisogna ricordare che le riunioni regolari ed i suggerimenti, i bollettini informativi e le riviste, le lettere e le visite non solo aiutano a creare relazioni più intime, ma nutrono anche il nostro spirito familiare, facendoci condividere le preoccupazioni dell'Ordine." (n.110) (enfasi aggiunte)
29. I punti qui sottolineati, nelle quattro citazioni dalle Costituzioni dell'Ordine, possono essere lette come una proposta concreta per noi frati, sia nella nostra vita che nel nostro ministero, ed inoltre sono un esame di coscienza che ci sollecita a crescere di più. È molto importante ricordare che tali affermazioni relative alla necessità di una maggiore unità e collaborazione non sono espressioni di preoccupazione o di speranza né isolate né infrequenti, ma sono state ripetutamente affermate dalla massima autorità di governo dell'Ordine, vale a dire dai Capitoli Generali (Cost. 10), come reali opportunità e sfide che attendono l'Ordine oggi, e dalle quali, in alcuni luoghi, può dipendere la nostra stessa sopravvivenza nel futuro. Per esempio, leggiamo dagli ultimi tre Capitoli Generali Ordinari:
1. " Alcune circoscrizioni e importanti campi di missione scarseggiano di personale. Secondo lo spirito della Regola che professiamo, questa preoccupazione deve essere di tutti, secondo le proprie possibilità. Chi ha più formatori e pochi formandi, andrà in aiuto a chi, grazie a Dio, ha più vocazioni…" (CGO, 1995 III, 22). Vedi anche CGO, 1995, 27 e 50 e Programma #13.
2. "I Superiori delle Circoscrizioni favoriranno la creazione ed il funzionamento delle Federazioni, Unione e Conferenze agostiniane, come esistono già in alcuni paesi, per divulgare la nostra spiritualità e promuovere iniziative pastorali e culturali comuni." (CGO 2001, C-10). Vedi anche CGO, 2001, C-9a e C-8.
3. " Alcuni passi importanti per questo rinnovamento della missione sono: ... c) Riconsiderare le nostre strutture (enfasi nel testo originale) di governo ed organizzazione nell’Ordine, per assicurare che rispondano alle esigenze attuali e che aiutino a superare le tendenze al “provincialismo” per guardare oltre le frontiere della nostra propria circoscrizione. Questo implica la promozione di case inter-circoscrizionali di formazione, l’animazione di processi di unificazione di circoscrizioni, basata sul fondamento del bene comune, il potenziamento dell’interscambio di personale tra circoscrizioni, come testimonianza dell’universalità e unità dell’Ordine. 'Camminiamo verso il superamento delle barriere geografiche e non possiamo rimanere ancorati a schemi del passato' (CGO 1995, 27)" (OGC 2007, 3.4c 9).
30. Puntuali, chiare, e forti sono state le parole che Giovanni Paolo II ha rivolto ai membri del Capitolo Generale del 1995, indicando, come abbiamo sottolineato poco sopra, uno degli ostacoli che si possono a volte incontrare sulla strada di una maggiore collaborazione e di iniziative più feconde.
"Un problema comune al vostro e ad altri Ordini che hanno alle spalle molti secoli di storia, è quello della collaborazione all'interno dell'istituto tra i diversi organismi che lo compongono. La struttura giuridica, antica e venerabile, non sempre è in tutto adatta alla mobilità ed alle altre caratteristiche dei tempi nuovi. Ciò non manca talvolta di avere conseguenze negative sull'efficienza apostolica ed anche sulla vitalità stessa dell'impegno religioso. Sono certo che il bene della Chiesa e dell'Ordine sarà sempre per voi il principale criterio di discernimento, qualora si riveli necessario qualche sacrificio o la rinuncia a qualche diritto acquisito, per aumentare l'incisività dell'azione apostolica o per adottare strutture o attività finora non previste dalla prassi ordinaria" (Giovanni Paolo II, 23 settembre, 1995, n. 4).
31. Fortunatamente, lo stesso Capitolo del 1995 non rimase in silenzio rispetto alla questione sollevata dal Santo Padre, come illustrato nella prima delle citazioni riportate poco sopra. La questione delle strutture giuridiche, invece, dovette attendere fino al Capitolo del 2007 per essere affrontata in modo più diretto.
32. Il Capitolo Generale Ordinario del 2007, infatti, ha prestato particolare attenzione alle questioni dell'unità e della crescita di una maggiore collaborazione tra le circoscrizioni e con la Curia Generale, come rilevato in alcuni passaggi già citati, ed altri proposti di seguito.
"Dobbiamo leggere insieme i “segni dei tempi” e ciò offre da una parte delle opportunità e dall’altra delle sfide di fronte alla missione della Chiesa. Segni di vita e di luce sono quelli che promuovono maggior comunione e partecipazione tra individui e paesi. Segni di ombra o di morte sono quelli che dividono e creano frammentazione e violenza nella società ..." CGO 2007, 1.3
"Divisioni interne: A volte profonde e dovute a diversi motivi: strutture che separano e oppongono circoscrizioni, anche all’interno dello stesso paese; influenze culturali, come lo spirito tribale o nazionalismi, che risultano più forti dell’ideale di apertura personale e della fraternità comunitaria che dovrebbe caratterizzarci nella pratica e che bloccano le relazioni umane, il funzionamento del capitolo locale e la collaborazione mutua." CGO 2007, 2.1.3
"Con frequenza, questa sfida che suppone la seria elaborazione di programmi e le risorse necessarie per farli divenire strutture adeguate, supera di molto le possibilità concrete delle Circoscrizioni. Pensare a programmi unitari e a Case intercircoscrizionali ed internazionali (e di ciò esistono già nell’Ordine esperienze positive)." CGO 2007 2.2.1
33. Per affrontare efficacemente queste e le molte altre opportunità che abbiamo di fronte nell'impegno di realizzare una più ampia collaborazione, questo Capitolo Generale Intermedio 2010 vuole sottolineare la necessità sempre attuale di un clima di sincerità, fiducia reciproca e apertura tra le varie circoscrizioni, e in particolare tra quelle alle quali è affidata diretta responsabilità per formulare e portare avanti iniziative e programmi comuni.

VI. IL NOSTRO PROGRAMMA PER IL FUTURO

"Che cosa dobbiamo fare, fratelli?" Atti 2,37
34. Possiamo ripensare ai molti testi che sono stati qui ricordati col desiderio di offrire oggi uno slancio rinnovato e un nuovo punto di partenza per decidere passi coraggiosi e necessari in modi concreti e puntuali, per affrontare le prove che attendono l'Ordine in spirito di unità e di collaborazione sempre più grande. Vi proponiamo di farlo per il maggior bene dell'Ordine, a beneficio delle circoscrizioni in necessità e a vantaggio di iniziative nuove e creative per promuovere la missione della Chiesa.
35. Questo Capitolo Intermedio desidera coinvolgere tutti i frati dell’Ordine nell'approfondimento di ciò che è stato affrontato in questi giorni nelle Filippine. Come Superiori Maggiori ora chiediamo a voi, nostri fratelli, di fare una riflessione seria e personale sul tema dell'unità, di condividere i vostri pensieri e le vostre riflessioni nei gruppi che saranno stabiliti in tutte le circoscrizioni a questo scopo, inviando poi al vostro rispettivo Superiore Maggiore le risposte, i suggerimenti e le domande che emergeranno, secondo il programma che egli avrà stabilito. Quanto raccolto sarà quindi inviato al Consiglio Generale dell'Ordine e servirà come base per un documento finale.
36. Al fine di facilitare, ma non limitare o dirigere le vostre conversazioni, vi offriamo le seguenti domande e vi invitiamo a suggerimenti e raccomandazioni per il documento finale.
  1. In mezzo a un mondo così frammentato e diviso, la vita religiosa testimonia la possibilità di portare le persone a stare insieme. La vita comune agostiniana può essere un segno di questa possibilità così come lo è stata la comunità apostolica di Gerusalemme e come è accaduto per sant’Agostino. Come possiamo essere questo segno oggi per il nostro mondo, nella nostra situazione locale, in questa particolare cultura?
  2. Alcuni vedono la collaborazione come un segno di debolezza, solo come una necessità dettata dalla diminuzione in molti luoghi del numero dei religiosi. La collaborazione è però un valore, e sta portando frutti, anche in aree dove ci sono molte vocazioni. Fino a che punto il sentimento di debolezza ci condiziona o anche ci blocca nei nostri sforzi verso una maggiore unità?
  3. Con quali mezzi si può accrescere la collaborazione nella vostra comunità, nella vostra zona e circoscrizione? Cosa è necessario fare per raggiungere un più profondo livello di comunicazione e collaborazione? Con altre circoscrizioni? Con l'Ordine intero? Con i laici, i religiosi e le religiose, specialmente quelli della Famiglia Agostiniana?
  4. Alcuni documenti dell’Ordine citati nel testo mostrano che abbiamo parlato di collaborazione per molti anni raggiungendo vari obiettivi a questo riguardo. Allo stesso tempo è evidente che abbiamo spesso difficoltà a passare dalla teoria alla pratica. Perché ciò accade? Cosa possiamo fare per rimediare a questa situazione?
  5. Nel documento è stato affermato che a volte l'Ordine così come è strutturato impedisce una maggiore collaborazione e una più profonda unità. Potete indicare quali strutture creano quest’ostacolo? Potete suggerire strutture più adatte al nostro tempo?
  6. Una delle caratteristiche degli Ordini come il nostro è la dimensione internazionale. In quali modi intendete questa dimensione come un arricchimento per la nostra vita e per il nostro ministero? Come possiamo promuovere ad un maggior grado questa caratteristica?

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