OSA

Ordine di Sant' Agostino

"Anima una et cor unum in Deum!" (Regula)

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Pensiero di Sant'Agostino
Trascendi il corpo e comincia a gustare l’anima; trascendi anche l’anima e arriva a gustare Dio.
(In Io. Ev. 20, 11)
Per poter vedere Dio, purifichiamo i nostri cuori con la fede, risaniamoli con la carità, rafforziamoli nella pace, sapendo che il nostro stesso amore scambievole proviene da colui che desideriamo vedere.
(Sermo 23, 18)
Le lagrime si vedono, ma non si odono; le lagrime scorrono, non risuonano. Eppure hanno la loro voce, come aveva la sua voce il sangue di Abele... Poiché anche le lagrime sono il sangue del cuore.
(Serm. 77/B, 6)
Luoghi

Rapporto del incontro fra Papa Francesco e il Priore Generale


Roma, Città del Vaticano
Sono già passati circa due mesi dopo che ho incontrato il Santo Padre. Udienza che si è protratta per circa quaranta minuti. Desidero far partecipi i confratelli su alcuni temi “dialogati” durante quest’avvenimento ancora vivo e recente....

Sono già passati circa due mesi dopo che ho incontrato il Santo Padre. Udienza che si è protratta per circa quaranta minuti. Desidero far partecipi i confratelli su alcuni temi “dialogati” durante quest’avvenimento ancora vivo e recente.

Mi chiamarono dalla Prefettura Pontificia per anticipare il mio incontro, perché un’altra visita – precedente la mia richiesta - non si era potuta realizzare.

Appena informato, mi sono diretto al Portone di Bronzo, alle relative scale, al cortile San Damaso e così accedere alle sale che precedono la Biblioteca Pontifica dove Sua Santità mi ha ricevuto.

Fin dal primo momento mi sono sentito a mio agio sia nell’accoglienza sia nel parlare con il Papa. Mentre ci scambiavamo i fraterni saluti, venivano scattate molte fotografie. Poi ci siamo accomodati così vicini che la distanza non era più di mezzo metro.

Gli ho messo nelle mani una carta, quasi un riassunto dei temi con relative brevi note su ciò di cui desideravo avere un suo illuminato parere durante la visita.

L’ho ringraziato ancora per la sua amabile presenza al nostro ultimo Capitolo Generale, del 2013, nella solennità del Nostro Santo Padre Agostino. Per la sua delicata cortesia riservata verso il nostro confratello Isidoro Pérez Barrios del Vicariato “San Alonso de Orozco”, Argentina/Uruguay. Papa Francesco lo aveva conosciuto molto bene e con una certa amicizia durante alcuni anni. Questo confratello, malato di tumore, è venuto a mancare nel dicembre scorso.

Lui stesso ricordava la grande amicizia tra un suo nipote e il nostro P. Isidoro; di conseguenza anche la stima di lui, Papa Francesco, verso il nostro agostiniano.

Dopo alcuni istanti in cui abbiamo ricordato alcuni altri momenti di vita di questo Padre Isidoro, abbiamo continuato la lettura dei temi sul mio promemoria: un breve riassunto sulle nostre presenze nel mondo e qualche statistica ... però il Santo Padre mi ha corretto dicendo: “Padre ha dimenticato il punto sui ’vescovi’ dell’Ordine ... anche perché lei stesso ha scritto qui ‘ringraziare’...”. Scusi Santità. E subito ritornai sul punto che avevo saltato.

“Certo, Santo Padre, grazie in nome dell’Ordine per la sua fiducia sui nostri religiosi e nello sceglierli per il servizio episcopale”.

Subito mi ha interrotto e mi ha illustrato alcuni aspetti su ‘come’ aveva scelto alcuni dei nostri confratelli. Si è dilungato poi su alcune difficoltà che incontra nel nominare i Vescovi. Questo è stato un delicato momento di arricchimento ecclesiale. Ascoltai con attenzione tutto quello che mi diceva da cui trasparivano confidenza e desiderio di condividere preoccupazioni.

In questo momento, più di tutto, ho compreso un po’ di più il gran fardello che il Papa porta con amore nei riguardi di tutti e ciascuno dei credenti sparsi in ogni parte del mondo. Ho afferrato anche l’importanza della preghiera di noi fedeli come sostegno importantissimo per lo stesso Papa.

Finora Papa Francesco ha nominato quattro Vescovi Agostiniani. Alcune di queste nomine anche per me hanno creato “un certo rompicapo” nel cercare di conseguenza dei sostituti, ho rivelato al Santo Padre. Il Papa a questo punto se ne è uscito con un’affettuosa risata.

A questo punto passammo alle presenze del nostro Ordine nel mondo: numero, vocazioni e formazione. Parlammo delle situazioni di conflitto e sofferenza come nel Nord-Est della Nigeria e di altre nazioni, dove la repressione sociale è molto grande. Ho esposto le difficoltà vocazionali, come la maggioranza degli Ordini, nel vecchio continente e in altri paesi. Abbiamo messo in evidenza anche luoghi e temi in cui fioriscono buoni segni di speranza vocazionale. E’ stato molto interessante il punto di vista emerso sulla formazione, con i quattro pilastri già evidenziati nella scorsa riunione con i Superiori Maggiori.

Ci siamo soffermati a riflettere sulle difficoltà e la necessità di una solida formazione. “”Aiutare a maturare, prima che il mondo soffochi i nostri germi vocazionali“”. Emergeva il termine “collaborazione” sia a livello inter-circoscrizionale che inter-congregazionale.

Si metteva in maggior evidenza che dobbiamo collaborare, anche costretti dal fatto che le forze sono minori e che l’impegno psicologico è sempre più grande. Ancora la grande necessità di “”formare i formatori“”. La fretta, l’urgenza non è mai buona consigliera nella formazione e dà risultati minori del previsto.

Abbiamo parlato con gioia del servizio che i nostri confratelli agostiniani svolgono in vari ambiti del Vaticano: Segreteria di Stato (P. Fernando del Río); Parrocchia di San Pietro (P. Mario Bettero); Parrocchia di Sant’Anna, con la presenza di una comunità di quattro religiosi (P. Bruno, P. Schiavella, P. Jafet e il P. Stefano, che lavora anche nella Congregazione per gli IVCSVA); infine un’altra comunità nella Sacrestia Pontificia (P. Paolo, P. Jesús, P. Nestor e P. Pablo).

Papa Francesco ringraziò di questi confratelli e me lo confermò ripetendo qualche nome. Con precisione e mia lieta sorpresa ne citò qualcuno parlando sia del suo servizio sia su qualche qualità.

Ci siamo soffermati maggior tempo sul carisma e la missione dell’Ordine Agostiniano. L’unità nella carità, il senso ecclesiale, il servizio alla Chiesa. Annuncio del Vangelo, Buona Novella sul Regno di Dio specialmente nei luoghi dove le carenze umane, affettive e la povertà sono maggiori.

Due tarli danneggiano e aggrediscono gravemente il Carisma: “individualismo” ed “edonismo”. E’ stato un dialogo arricchente sulla vita comunitaria e sugli elementi e mezzi che abbiamo per combattere questi due mali che si annidano anche nella Vita Religiosa.

“Come stanno le sue comunità?” ... “Come vivete la fraternità?” ... e, continuava Papa Francesco: “L’individualismo che è il grande male che distrugge la vita comunitaria”.

In effetti è vero.

Il nostro Carisma è meraviglioso, bellissimo, entusiasmante e appassionante. Siamo pellegrini: camminiamo su questa che non è la nostra terra. Dobbiamo favorire la ricerca comune di Dio, dobbiamo anelare di rientrare in noi stessi per scoprire chi abita nel nostro cuore ... e la bellezza di tutta questa ricerca è molto grande perché la facciamo nella vita comune, non isolati, non individualmente.

Senza dubbio e in non poche occasioni si insinua in noi lo scoraggiamento che non favorisce certo il senso della comunione e al contrario spinge all’isolamento ... che è l’opposto del nostro vivere in comunità / comunione.

Anche l’ ”edonismo” minaccia la nostra vita. La subdola tentazione di usufruire di “cose” superficiali di questo mondo, che ci attirano con falso piacere. Cose che avevano smesso di avere senso buono per noi religiosi. I piaceri e la superficialità a volte si installano con troppa facilità nel nostro cuore. Entrano senza che ci rendiamo conto, senza avvertirci né del pericolo né fino a dove ci possono condurre. Sono cose che facilmente mettono radici nel cuore umano.

Mentre parlava mi rendevo conto della grande coerenza del Santo Padre. Del valore e della importanza che lui dà a questi argomenti. Il dolore che gli arrecano gli scandali sull’edonismo, soprattutto quelli dentro la Chiesa. La marcata austerità che quest’uomo di Dio ha sempre vissuto. Senza compromessi.

Mi ha molto colpito.

Parlando poi della nostra missione mi ha molto raccomandato di non smettere mai di farlo partendo dal nostro stesso Carisma: “Questo è ciò che vi chiede la Chiesa, che ci insegniate a lavorare in ‘equipe’, collaborando, unendo i cuori”.

Sono emersi ancora in seguito alcuni temi che già abbiamo ascoltato da lui in diverse occasioni, omelie, angelus, etc. “”Dobbiamo cercare di mantenere un tenore di vita modesto, più che la gente che ci circonda o almeno non superiore al loro“”. “”Dobbiamo fare in modo che la nostra vita sia un segno inequivocabile contro la mentalità della società dei consumi nella quale viviamo, comunque un esempio che la faccia riflettere“”.

Il mio pensiero andava a molte nostre comunità e circoscrizioni; per qualche istante mi veniva un brivido, qualche altro istante un senso di compiacimento. Ammetto che mi pervadeva un senso di commozione all’ascoltare certi concetti e rivedevo qualche luogo dove avevo constatato maggior impegno dei confratelli.

Al riguardo ho ricordato al Santo Padre la bella frase di S. Agostino: “”se dessi della roba tua, compiresti delle elargizioni facoltative; ma siccome dài della roba avuta da lui, non fai altro che una restituzione“” (Ps. 95,15). A questa citazione è rimasto anche lui colpito in un silenzio meditativo. Per finire quest’argomento lo ho incoraggiato a continuare con chiarezza l’evangelico annuncio. Lui con semplice serietà ascoltò le mie parole ... senza dubbio il suo cuore soffre in sintonia con le sofferenze di tutti, specialmente degli uomini di strada, dei disprezzati, dei rifiutati, di chi non dispone nemmeno della minima sussistenza.

Dopo questa profonda riflessione abbiamo dedicato il breve tempo restante al dialogo su alcuni fatti più familiari. Mi ha ringraziato per la fraterna accoglienza che abbiamo riservato, nel nostro Collegio Santa Monica, al suo nipote. Mi ha chiaramente detto che il nipote è stato molto bene e contento. Mi ha detto che aveva chiesto di riportare il bel quadro della Madonna del Buon Consiglio nella Cappella Paolina. Era stato messo altrove sotto il pontificato di San Giovanni Paolo II. Sorridendo lo informai che già mi avevano detto e lo ho ringraziato di questo gesto.

Gli ho riconfermato che l’Ordine, e ogni singolo religioso, siamo a disposizione sua e della Chiesa. Che le nostre costituzioni rilevano con forza la fedeltà che l’Ordine deve concretamente professare verso i Sommi Pontefici. Che l’amore e l’attenzione che la Santa Sede dimostrò all’Ordine fin dal suo nascere, hanno indicato la strada del nostro servizio pastorale destinato al servizio della Chiesa Universale.

Prima di congedarmi gli ho manifestato l’abbraccio di tutti i confratelli, Così anche il saluto delle Monache Agostiniane che con le loro preghiere a Dio sostengono il Santo Padre nel suo ministero.

Dopo averlo ringraziato per il tempo dedicatomi e nel chiedere la sua benedizione è terminato l’incontro.

Lui mi regalò una borsa piena di rosari, e in nome dell’Ordine io gli ho offerto una busta in segno di collaborazione per le sue opere di attenzione ai bisognosi. Gesto molto gradito.

Al ritornare in convento, nel breve tragitto, ruminavo nel cuore, benevolmente, le parole e i gesti di quest’uomo coerente; la sua fede, la sua fedele testimonianza, il suo essere messaggero del lieto annuncio sul regno di Dio ... speranza privilegiata per i poveri, consolazione e gioia per tutti.

Da queste righe, ancora il mio personale e agostiniano ringraziamento al Santo Padre, Papa Francesco.

Preghiamo per lui e per la sua Missione.

 

Ottava di Pasqua,

Roma, 9 aprile 2015.

 

P. Alejandro Moral

Priore Generale, OSA

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