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Ordine di Sant' Agostino

"Anima una et cor unum in Deum!" (Regula)

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Pensiero di Sant'Agostino
Qualunque cosa tu faccia, falla bene e avrai lodato Dio.
(En. in Ps. 34, d. 2, 16)
Il gelo della carità è il silenzio del cuore; l’ardore della carità è il grido del cuore.
(En. in Ps. 37, 14)
Beato chi ama Dio, l'amico in Dio, il nemico a causa di Dio.
(Confess. 4, 9, 14)
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Lettera del Priore Generale - La celebrazione della vita consacrata


Roma, Italia
Ottobre 2014
Cari fratelli e sorelle: Il Papa Francesco, che nell’agosto 2013 ha presieduto la Messa di apertura del nostro Capitolo Generale, ci chiama a celebrare l'imminente 2015 come ANNO DELLA VITA CONSACRATA...

CELEBRAZIONE DELL’ ANNO DELLA VITA CONSACRATA

Trovare un necessario rinnovamento adeguato della vita religiosa come un modo concreto per celebrare l’ANNO DELLA VITA CONSACRATA

Cari fratelli e sorelle:

Il Papa Francesco, che nell’agosto 2013 ha presieduto la Messa di apertura del nostro Capitolo Generale, ci chiama a celebrare l'imminente 2015 come ANNO DELLA VITA CONSACRATA. Una data che mi dà l'opportunità di entrare in contatto con tutto l'Ordine affinché questo evento sia in sintonia con ciascuno dei fratelli e delle sorelle agostiniane e nelle nostre comunità. Che questa celebrazione prossima sia un tempo di grazia nella celebrazione dei 50 anni del Concilio Vaticano II e in particolare dei 50 anni del decreto conciliare Perfectae caritatis su di un consono rinnovamento della vita religiosa, pubblicato nel 1965.

Nelle parole del cardinale Braz de Aviz, Prefetto della CIVCSVA, quest'anno si presenta con tre principali obiettivi: ricordare con grata memoria il recente passato della vita consacrata, abbracciare il futuro con speranza e vivere il presente con passione. Grazie per il passato, speranza per il futuro e passione per il presente. Tre atteggiamenti fondamentali - gratitudine, speranza e passione - che sono il motore della vita. Nella versione agostiniana, rendere grazie a Dio, che è il datore di tutti i beni (Regola VIII, 49), assumere il futuro come beati e felici nella speranza (La Città di Dio XIX, 4, 5) e vivere questo momento presente con passione e con la docilità verso lo Spirito "tenendo la carità, amando la verità, desiderando l’unità” (Sermone 267, 4).

In questo modo, l’ANNO DELLA VITA CONSACRATA può aiutare a guarire le nostre infermità, rafforzare la nostra fraternità e promuovere una più decisa apertura agli scenari emergenti come sono il mondo dei giovani, dei laici, della famiglia, della cura dei più fragili del mondo (Evangelii Gaudium 209), della missione ad gentes.

La ragione cronologica di questa celebrazione è da ricercarsi nella pubblicazione del documento del Vaticano II specificamente dedicato alla vita consacrata Perfectae Caritatis; decreto firmato Paolo VI il 28 ottobre 1965. Un testo che mantiene la sua freschezza e la sua attualità nonostante il mezzo secolo già passato abbia portato per la vita consacrata un periodo di profonda trasformazione. Dal punto di vista del Vaticano II non si poteva prevedere una storia e un paesaggio ecclesiale postconciliare così diversi che qualche volta - a prescindere dalle necessarie chiavi antropologiche e teologiche - sono stati valutati troppo alla leggera. Pensare che un Concilio abbia un effetto automatico di rinnovamento sarebbe ingenuo e accusare il Concilio Vaticano II di essere un bosco di confusione nella vita della Chiesa sarebbe frivolo.

Come accade spesso, prevalgono i luoghi comuni riguardo allo studio serio dei documenti e si è cercato di diffondere uno spirito conciliare che a volte è una riflessione accomodante e non è il messaggio centrale dei testi elaborati nell’aula della Basilica di San Pietro. Quindi è un ricordo molto opportuno, che l’ANNO DELLA VITA CONSACRATA serva per una nuova lettura - forse più tranquilla e con una prospettiva più ampia - del decreto che il Concilio Vaticano II ha elaborato, pensando al rinnovamento adeguato della vita consacrata. Non è inutile sottolineare che la formulazione del decreto - breve nella estensione e sobrio nel suo contenuto - è stato ampiamente valutato con 2.126 voti a favore e 13 contro. Era la prima volta che un Concilio formulava ampiamente una teologia della vita consacrata, mettendo in evidenza la sua importanza e il suo posto nel contesto ecclesiale (cf. Lumen gentium, 44).

Per la Chiesa, la vita consacrata è stata molto importante ed è sempre stata fermento di santità e di zelo apostolico. Tutto si basa sull’autenticità di vita dei consacrati, in modo che "quanto più fervorosamente, vengono uniti a Cristo con questa donazione di sé che abbraccia tutta una vita, tanto più si arricchisce la vitalità della Chiesa ed il suo apostolato diviene vigorosamente fecondo” (Perfectae caritatis, 1).

Lo stesso Spirito che ha dato alla Chiesa la vita consacrata ci porta a contemplare il mondo e la radiografia della nostra vita con uno sguardo teologico. È bene ricordare che il motore della vita consacrata non è altro che lo Spirito e che sotto l'impulso dello Spirito è possibile rinascere, rinnovarci (Perfectae caritatis, 2). Nonostante i dati statistici sulla nostra crescita numerica non si muovano e che quindi siamo circondati da un panorama di siccità e povertà, come quella prima del profeta Abacuc, la nostra risposta non può che essere quella del profeta senza patria e senza nome, che, in tempo di estrema difficoltà, rappresenta un popolo in attesa: "Anche se il fico non germoglierà, nessun prodotto daranno le viti, cesserà il raccolto dell’olivo, i campi non daranno più cibo, le greggi spariranno dagli ovili e le stalle rimarranno senza buoi …. Nonostante questo io gioirò nel Signore, esulterò in Dio, mio salvatore. Il Signore Dio è la mia forza, egli rende i miei piedi come quelli delle cerve e sulle mie alture mi fa camminare” (Abacuc 3, 17-19).

Il decreto Perfectae caritatis stabilisce e specifica I principi generali di un adeguato rinnovamento della vita religiosa (cf. 2):
---- Il ritorno costante alle fonti della vita cristiana (radice battesimale della nostra vita). Ricordare che il battesimo ci inserisce in Cristo e nel suo mistero della morte e risurrezione e rafforza i legami della comunione fra i consacrati e il resto del Popolo di Dio. La vita consacrata non è un’oasi nella Chiesa, ma è immersa in una Chiesa fatta ricca "con doni gerarchici e carismatici" (Lumen gentium, 4). Entrambi i gruppi sono essenziali per la vita della Chiesa e per l'efficacia della sua attività missionaria. Questa è l’uguaglianza e la responsabilità di tutti i battezzati. I vari ministeri e carismi e stili di vita sono in debito l’uno verso l'altro, e creano un'esperienza dinamica di comunione.

Queste diverse modalità e vocazioni sono diverse traduzioni di una sola vita cristiana che si manifestano attraverso l'armonia del tutto il corpo ecclesiale. Vocazioni e diversi doni, ma complementari per annunciare il Vangelo in modo efficace nel mondo di oggi.
--- Ritorno all’ispirazione originale degli Istituti (dimensione carismatica). Possiamo inciampare qui con l’appello ricorrente all'incertezza riguardo all'identità agostiniana durante la storia, considerata una questione aperta. Oggi, invece, si può fare un lavoro di sintesi e avvicinarci a un punto descrittivo che ha inizio nello stesso modello monastico di sant’Agostino.

Gli Atti degli Apostoli presentano una comunità in cui "tutti avevano un cuore solo e un’anima sola, avevano tutto in comune e nessuno considerava sua proprietà quello che gli apparteneva" (At 4, 32). Con questa certezza nella mente e nel cuore, Agostino “ha istituito il monastero e ha cominciato a vivere con i servi di Dio, secondo le modalità e le regole stabilite dagli apostoli, cioè, possedere nulla per se stesso e di avere tutto in comune nel monastero" (Possidio, Vita di sant’Agostino, V).

Così Agostino ha cercato di dare forma al sogno di una comunità dedita allo studio e alla preghiera. Perché vivere insieme? Per condividere il cammino verso Dio (Regola I, 3). Su questa base, in cui hanno una particolare importanza - oltre la contemplazione, il silenzio, lo studio e il dialogo - le relazioni umane di amicizia, di accettazione, la compassione e la reciprocità, Agostino solleva la vita comunitaria a ciò che è, fondamentalmente un evento spirituale. Non è una costruzione umana, ma l'unità della carità è opera dello Spirito Santo.

Questo progetto iniziale presto sfocia in varie modulazioni per l'accesso al sacerdozio e all'episcopato di alcuni monaci che vivevano nei monasteri agostiniani. Le necessità della Chiesa non comportano una collisione con il nucleo centrale della vita comunitaria e la vita apostolica diventa parte dello stesso progetto comunitario. Il primo lavoro missionario, invece, si concentra in quello che la comunità è e vive.

Con il passar dei secoli, gli agostiniani si sono integrati nella corrente mendicante che va ad essere caratterizzata come un incontro di preghiera con la Parola di Dio e la testimonianza evangelizzatrice nel mondo (Cf. L. Marin de San Martin, Los agustinos. Origenes y espiritualidad, Roma (2009) 198-202). L'unica missione di evangelizzazione attraverso l'annuncio del regno di Dio che si manifesta in Gesù Cristo viene a svilupparsi in un esercizio permanente di discernimento: lavoro pastorale nelle parrocchie, ad gentes, educazione, ministero nelle prigioni, assistenza sanitaria, comunicazioni sociali … diverse modalità di immersione nella Chiesa e nel mondo per trasmettere il messaggio del Vangelo attraverso vari canali e forme di espressione.

Sant’Agostino ha coniato una spiritualità che si appoggia – a parere degli specialisti - su quattro pilastri: l'interiorità, la comunità, la povertà e l'ecclesiologia. L'interiorità è la strada di accesso per l'incontro con se stesso e con Dio; la comunità è una realtà teologica, piuttosto che ascetica, prima una grazia che un merito, un impegno per quelli che vogliono fare della loro vita un pellegrinaggio verso Dio; la povertà che si riflette nel lavoro e diventa visibile nell’austerità di vita, la condivisione dei beni tra noi e i più deboli della terra; ecclesialità che è la disponibilità al servizio della Madre Chiesa e che contribuisce all'azione pastorale; i valori evangelici essenziali e pastorali, che sono emanazione della nostra identità carismatica.
--- Adattamento della nostra vita e delle nostre opere alle nuove condizioni del tempo (missione). Il Concilio Vaticano II ammonisce che la vita religiosa non appartiene all'archeologia dei tempi passati, ma è una chiamata a stabilire un dialogo evangelizzatore nel proprio tempo e nella terminologia di Papa Francesco, alla "conversione pastorale" (Evangelii gaudium, 25).

Non serve un discorso centripeto che ci porta ad un auto-riferimento. La vita, la Chiesa e il mondo sono molto più grandi dei nostri approcci, a volte a corto raggio. Papa Francesco - d’accordo con il Documento di Aparecida - sceglie un pastorale decisivamente missionaria (Evangelii gaudium, 15) e ci invita "ad essere audaci e creativi in questo compito di ripensare gli obiettivi, strutture, stile e metodi di evangelizzazione delle proprie comunità "(Evangelii gaudium, 33).

La conversione pastorale chiede a tutti noi di entrare in un processo di rinnovamento che tocca ugualmente la nostra vita, le nostre attività e le nostre strutture per essere forme adeguate di evangelizzazione. Ci sono due principi che dobbiamo sempre avere presenti: la continuità dei dati teologici e la storicità delle forme che permettono di parlare di "fedeltà creativa" nel momento storico attuale, come suggerisce Giovanni Paolo II nella Magna Carta della vita consacrata (cf. Vita consecrata, 37).

Il decreto conciliare sottolinea che l'autenticità della vita spirituale è il fondamento di ogni tentativo di rinnovamento. Una vita spirituale che, nel nostro caso, si alimenterà alla sorgente inesauribile di spiritualità agostiniana e di comunione ecclesiale, in modo che possiamo eseguire il lavoro che il Concilio Vaticano II esorta a vivere e sentire sempre di più con la Chiesa e completamente dedicarci alla missione (PC 6). Gli agostiniani e le agostiniane possono contribuire in modo decisivo a "fare della Chiesa la casa e la scuola della comunione" (Novo millennio ineunte, 43). La comunione sarà il dono dello Spirito di Gesù chi è allo stesso tempo il protagonista della conversione e della missione.

La vita consacrata è una attualizzazione della prima Pentecoste. Molto di più in questo nostro tempo che è un tempo di paure e perplessità. Come i primi discepoli, la prima tentazione è quella di chiudere le porte, pensando che il mondo esterno è avverso e che la nostra vita è incomprensibile a molte persone. Lo Spirito è l'anima della vita consacrata che dà acqua alla terra di siccità, che guarda la solitudine e il vuoto della umanità, che manda la sua luce per illuminare la nostra strada, che dà vita alle ossa secche e disperse, che armonizza la diversità dei membri del corpo, che rende liberi nella verità, che apre alla speranza del Regno, che rimane con noi fino al ritorno del Risorto.

Questa memoria dello Spirito di Pentecoste è la festa della Chiesa per eccellenza, la Chiesa che nasce con Maria nella comunione di tutti gli invitati dal Signore stesso. E in questa Chiesa la vita consacrata emerge come "un dono di Dio Padre alla sua Chiesa per mezzo dello Spirito" (Vita consecrata, 1). Un dono prezioso e necessario per il presente e per il futuro del Popolo di Dio (Vita consecrata, 3).

Una parola - infine - sulla sfida della formazione. Il documento conciliare mostra una marcata sensibilità per la formazione come centro del processo di rinnovamento (Perfectae caritatis, 18). Non si tratta di un tempo di insegnamento, ma rappresenta un modo teologico di pensare riguardo alla vita consacrata che è, di per sé, un processo di conversione e di crescita che non finisce mai.

Sorelle e fratelli, che l'ANNO DELLA VITA CONSACRATA trovi una particolare risonanza in ciascuno di noi e nelle nostre comunità. Quest’anno può essere un'opportunità per un’aria fresca che ci ha portato il pontificato di Papa Francesco - il messaggio di gioia, che nasce dal Vangelo e riempie il cuore - che porti nuovo ossigeno alla nostra vita e rinfreschi il nostro ambiente comunitario. Che dietro le porte chiuse nel nostro spirito interiore possiamo trovare il tempo e il modo di celebrare la nostra vocazione, e che per emanazione del nostro cuore possiamo creare nuove opportunità d’incontro con la Chiesa diocesana o con gli altri Istituti religiosi per mostrare attraverso i colori dei diversi carismi il gran dono dello Spirito che è la vita consacrata per la Chiesa e per la vita del mondo!

Rome, Curia Generalizia Agostiniana, 10 Ottobre 2014

Fr. Alejandro Moral Antón, Prior General, OSA

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