OSA

Ordine di Sant' Agostino

"Anima una et cor unum in Deum!" (Regula)

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Pensiero di Sant'Agostino
Il gelo della carità è il silenzio del cuore; l’ardore della carità è il grido del cuore.
(En. in Ps. 37, 14)
Trascendi il corpo e comincia a gustare l’anima; trascendi anche l’anima e arriva a gustare Dio.
(In Io. Ev. 20, 11)
Ma non parli di Roma! è stato detto di me, quanto sarebbe meglio se lasciasse stare Roma! Come se io fossi uno che insulta, e non piuttosto uno che implora il Signore, e che, bene o male, vi esorta.
(Serm. 105, 12)
Luoghi

Messagio del Capitolo Generale 2013


Roma, Italia
Ottobre 2013
Cari fratelli, alla fine di questo 184° Capitolo Generale dell’Ordine, riunito a Roma...

MESSAGGIO DEL CAPITOLO GENERALE 2013 A TUTTI I CONFRATELLI DELL’ORDINE

LA PACE DELL’INQUIETUDINE

Cari fratelli,

alla fine di questo 184° Capitolo Generale dell’Ordine, riunito a Roma, desideriamo inviare a tutti un saluto fraterno e condividere quello che è stato il lavoro delle sessioni capitolari.

Durante queste settimane ci siamo riuniti confratelli di cinquanta circoscrizioni, presenti in trentadue nazioni. Abbiamo pregato insieme, abbiamo condiviso idee e preoccupazioni e anche - perché no - abbiamo discusso problemi e mostrato diversità di opinioni. Rendiamo grazie a Dio per questa opportunità di preghiera, di incontro e di lavoro fraterno, per aver preso coscienza della grandezza e della forza dei legami che ci uniscono, per aver sperimentato una diversità che ci arricchisce.

Il lavoro del Capitolo si è concentrato, in larga misura, su un tema ben conosciuto da tutti: "L’unità dell’Ordine a servizio del Vangelo". Il Capitolo Generale Intermedio del 2010 aveva elaborato questo documento e, su questa linea, si sono sviluppate gran parte delle sessioni capitolari per la ricerca di soluzioni ai diversi problemi che l’Ordine affronta in tutto il mondo.

Questo documento ci ha invitato a rileggere il primo capitolo delle nostre Costituzioni. In esse si ricorda che la nostra identità come Ordine procede da quattro fonti costitutive: l’eredità monastica di sant’Agostino, le radici eremitiche, i peculiari vincoli provenienti dall’intervento della Sede Apostolica e lo statuto di ordine mendicante (Cost. n. 4). Quattro radici diverse che attraverso il tempo arrivano fino a noi per sostenere e nutrire uno stesso corpo: l’Ordine di Sant’Agostino.

Come vivere adesso la nostra identità? Cosa bisogna fare? - Vista in termini di ‘fare’ o ‘non fare’ la questione è posta decisamente male!

Si tratta di desiderare! Desiderare una comunione di vita, sperimentata con tale pienezza da farci sentire un’anima sola. Desiderare che la nostra vocazione, il nostro tesoro, la perla preziosa per la quale abbiamo lasciato tutto, ci porti a mettere in comune beni e talenti. Desiderare che la preghiera e l’apostolato accrescano la gioia di un’amicizia spirituale, profonda, fondata nella presenza di Cristo nel fratello. Desiderare che ognuno di noi pensi a suo fratello prima che a se stesso, fino al punto di accettare il servizio di animare, dirigere, presiedere e anche - perché no - correggere, mettendo al primo posto il bene comune, cioè, la comunione. Desiderare che le differenze di temperamento, di età e idealità non siano tenute più considerazione dell’unico sentire. Una comunione di questo genere potrà illuminare il nostro uomo interiore così da irradiare la luce del Vangelo in ogni tipo di lavoro e impegno apostolico. Non ci saranno barriere linguistiche e frontiere che lo possano impedire.

Dunque, è soprattutto una questione di ‘desiderio’. Desiderare una profondità personale, raggiunta nella preghiera, nello studio e nella riflessione fatta nella solitudine del cuore, che porti, quasi naturalmente, a diventare un maestro di interiorità. Una profondità che poi affiora nel servizio al Vangelo; una profondità che esige, come suo luogo naturale, la comunità dei fratelli.

È il momento di desiderare. Desiderare una comunione nell’Ordine che ci permetta di rafforzare legami con ogni fratello, al di là delle differenze; che ci porti a unire forze ed energie; che renda possibili gli apostolati più difficili in un mondo tanto complesso. Una collaborazione che nasca dal desiderio di libertà, di libertà interiore, prima di abitudini, ripetizioni e consuetudini monotone. Desiderio di libertà che si manifesta nell’obbedienza alle esigenze comuni; desiderio di libertà che ci vincoli soltanto alla proclamazione del Vangelo.

È tempo, dunque, di aspirazioni. Aspirare a servire la Chiesa, in una permanente disponibilità, che ci porti a cogliere il meglio di ognuno. Aspirazione a essere segno profetico in un mondo che chiede ad alta voce pace e giustizia. Aspirazione a non vivere per noi, a dimenticarci di noi, a non concentrarci solo su noi stessi, così da riconoscere che esistiamo attraverso la Chiesa e per la Chiesa, che la nostra vita è la vita della Chiesa che sta al servizio del Regno di Dio. Allora sicuramente, senza alcun dubbio, si avvicineranno giovani per condividere con noi la loro vita: quando l’unica cosa che gli viene offerta è quella di perderla per il Vangelo.

Desideri, sospiri, speranze, aspirazioni... Il nostro santo padre Agostino chiamava tutto ciò "inquietudine".

Ancora una volta, come tante altre lungo la storia, la Sede Apostolica ci ha parlato. Sua Santità, Papa Francesco, nelle bellissime espressioni che ci ha dedicato nell’omelia della celebrazione di inizio del Capitolo, affermava: “Quali inquietudini ci invita a suscitare e a mantenere vive nella nostra vita questo grande uomo e santo? Ne propongo tre: l’inquietudine della ricerca spirituale, l’inquietudine dell’incontro con Dio, l’inquietudine dell’amore”. Rileggete le sue parole. “Il tesoro di Agostino è proprio questo atteggiamento: uscire sempre verso Dio, uscire sempre verso il gregge... È un uomo in tensione, tra queste due uscite; non ‘privatizzare’ l’amore... sempre in cammino! Sempre in cammino! Sempre inquieto! E questa è la pace dell’inquietudine”.

La Chiesa reclama da noi l’“inquietudine”. Restiamo fedeli allo spirito del santo padre Agostino e nella sequela di nostro Signore Gesù Cristo. Che la nostra Madre del Buon Consiglio ci accompagni!

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